Questo centesimo vale 2.500 euro, ecco perché

Forse non lo avete mai avuto tra le mani o lo avrete semplicemente buttato via credendolo inutile. Stiamo parlando del centesimo che vale oltre 2.500 euro. A quanto pare, a breve, Bolaffi, azienda italiana della numismatica, farà partire un’asta dalla cifra di 2.500 euro per le centinaia di monete da 1 centesimi coniate in maniera errata. Ecco l’errore spesso passato inosservato.  La monetina ebbe una tiratura sbagliata in termini di il diametro e di immagine: raffigura lo stesso monumento della moneta da 2 centesimi, la Mole Antonelliana. Nel 2002 l’azienda torinese aveva rivelato l’acquisizione di sei esemplari dell’errore di conio rinvenuti in alcuni minikit distribuiti da banche e uffici postali. Ovviamente, la notizia aveva scatenato un caso mediatico e acceso l’interesse dei collezionisti. Subito dopo però le monete erano state sequestrate dalla Finanza per indagini. Oggi però l’azienda torinese può disporre legittimamente dei cent anomali, a tutti gli effetti tra le più rare monete in euro ora sul mercato, e annuncia la vendita all’asta di un esemplare il prossimo 23 maggio con una base di partenza di 2.500 euro. ci sarà qualcuno disposte ad acquistarle?

L’alfabeto dell’ansia: ecco come interpretarlo per vivere più sereni.


Ansia, uno stato con cui conviviamo quotidianamente e che ci fa stare male.

Ansia: ecco come interpretare le nostre reazioni e affrontarle definitivamente.
Perché siamo dei soggetti ansiosi per natura o a causa degli eventi della vita, fatto sta che l’ansia è una condizione che vive con noi e che giorno dopo giorno ci distrugge.

L’ansia ci travolge e spesso diventa incontrollabile. Si può accompagnare anche ad attacchi di panico, quando è talmente forte che ne perdiamo il controllo.

Gli eventi della vita come le tragedie che colpiscono il mondo, sono le cause che fanno accendere in noi l’ansia.
Gli attentati e gli incidenti stradali ci fanno temere per l’incolumità dei nostri cari.
Tendiamo a chiuderci e a non avere neanche voglia di uscire di casa per timore che possa accaderci qualcosa e vorremmo fare lo stesso anche con i nostri figli.
Le mamme siamo le più ansiose

Quando fatti di cronaca ci colpiscono in maniera particolare, conviviamo con il chiodo fisso che anche ai nostri figli possa accadere. Il rapimento di un bambino mai ritrovato o sfregiare una persona con l’acido mentre cammina per strada, non sono fatti che passano inosservati nella mente di chi soffre d’ ansia.

Tutti abbiamo provato quest’emozione e si presenta tutte le volte che capiamo che ci possa essere un pericolo. Purtroppo, però, l’ansia si può manifestare anche quando non ce n’è bisogno. La nostra mente ci dice che il pericolo c’è anche quando in effetti non è così.
L’ansia ci viene in aiuto per avvisarci che dovremmo preoccuparci, ma poi diventa una zavorra e conviverci diventa assai difficile.

C’è allora da domandarci:
perché l’ansia ci coglie quanto meno ce lo aspettiamo?

In realtà dipende da noi e dal nostro modo di vedere le cose e affrontare la vita.
Albert Ellis, il padre della psicoterapia razionale emotiva-comportamentale, ha creato il “Registro A-B-C”, in cui analizzava ogni emozione in tutte le sue parti.

L’obiettivo di queste “decomposizioni” è quello di studiare le diverse componenti di ogni emozione. Secondo lui, la radice di tutti i problemi emotivi va identificata nella componente cognitiva.
L’alfabeto dell’ansia

La lettera A si chiama situazione a rischio o perturbatrice. Riguarda le esperienze che abbiamo vissuto.

La lettera B è la componente cognitiva e riguarda i pensieri negativi e le credenze irrazionali che attraversano la nostra mente quando ci troviamo in una situazione. Queste sono il risultato dell’educazione ricevuta durante l’infanzia fino alle esperienze e la cultura in cui viviamo.

La lettera C si riferisce alla componente emotivo-comportamentale. Dipende cioè da ciò che proviamo e da come reagiamo di fronte a una determinata situazione.

Esaminando queste tre componenti, possiamo riuscire a capire meglio come affrontare l’ansia.
La lettera A

La A identifica una situazione della vita che può presentare un rischio. Anche se obiettivamente non rappresenta nessun pericolo, la persona ansiosa la vive in questo modo. Questi comportamenti sono dovuti a situazioni familiari, cause fisiologiche o componenti sociali. La cosa importante è che il paziente sia in grado di attribuire il suo stato d’animo a qualcosa che è successa nel suo passato.

La B rappresenta il modo diverso con cui viene vista una situazione. Ogni individuo ha un punto di vista diametralmente opposto all’altro. Il soggetto ansioso ha pensieri catastrofici e drammatici e in ogni situazione vede una fine tragica. Si tratta di considerazioni esagerate, ma il soggetto non se ne rende nemmeno conto. Una strategia per reagire positivamente è quella di considerare le probabilità e le possibilità che quell’evento accada. Perché anche se una cosa sia possibile non significa che sia anche probabile.
La C si divide in due parti, quella emotiva e quella comportamentale. L’emozione ansiosa è caratterizzata da manifestazioni di ansia come nausea, tremori, tachicardia e vista sfocata e talvolta depersonalizzazione. Con queste reazioni, che lo spaventano, il soggetto accentua l’ansia che si può tramutare in panico.
Chi soffre d’ansia deve capire che queste manifestazioni hanno lo scopo di metterci in guardia di fronte ai pericoli. Per questo motivo non dobbiamo averne paura.

L’ansia comportamentale è il tipico comportamento di fuga o di attacco. Quando ci sentiamo in pericolo sono due le strade da percorrere: quello dell’ attacco o della fuga. Questi comportamenti hanno senso quando il pericolo c’è davvero, ma diventano un disturbo psicologico quando si mettono in atto poiché in realtà non c’è nessun pericolo da affrontare.

Questi meccanismi sono quelli che fanno vivere l’ansia dentro di noi e non siamo capaci di verificare se i nostri pensieri hanno davvero una base.

Questo è l’alfabeto dell’ansia e questo stato d’animo vivrà in noi fino a quando troveremo la forza di affrontarlo davvero.

Sessualità, caffè alleato dell’uomo: 3 tazzine al giorno anti-flop naturale

Sessualità, caffè alleato dell'uomo: 3 tazzine al giorno anti-flop naturale

Caffè alleato delle performance sessuali. Fino a tre al giorno rappresentano un anti-flop naturale, oltre a essere una dose sicura per la fertilità. A scagionare la bevanda tanto amata degli italiani sono gli esperti della Società italiana di andrologia, sulla base degli ultimi dati discussi al congresso nazionale Sia a Milano Marittima.

«La caffeina è un inibitore aspecifico delle fosfodiesterasi – spiega Alessandro Palmieri, presidente Sia e professore all’università Federico II di Napoli – che aumenta la concentrazione del Gmp ciclico “messaggero” del segnale di vasodilatazione e di rilassamento del tessuto erettile. In pratica, può agire come un “viagra naturale” anche se in modo meno esclusivo e selettivo sull’organo». Questo meccanismo, secondo l’esperto, «comporta la riduzione fino a un terzo del rischio di disfunzione erettile in chi consuma fino a tre tazzine rispetto a chi non beve o ne beve una quantità superiore».

La caffeina va, così, ad aggiungersi «alle sostanze che favoriscono il benessere sessuale, molte delle quali sono contenute nei cibi della tradizione italiana: la dieta mediterranea, infatti – sottolinea – aumenta dal 72% al 95% la quota di spermatozoi sani e di elevata qualità, stando ad uno studio italiano discusso durante il congresso».
Oltre a seguire una dieta sana, chi vuole scongiurare il flop in camera da letto non deve trascurare l’esercizio fisico, perché la sedentarietà è una minaccia per la salute sessuale maschile.
«Una regolare attività fisica migliora la qualità del liquido seminale e dell’erezione, ma un esercizio costante spesso prevede un impegno di tempo poco compatibile con la vita quotidiana» afferma Andrea Salonia, consigliere Sia, associato di Urologia all’università Vita-Salute San Rafafele di Milano e ideatore di passSIApp. Un’app scaricabile gratuitamente su tutti gli smartphone, per aiutare gli uomini a monitorare la quantità di moto giornaliera attraverso la conta dei passi.

«L’abbiamo anche testata – prosegue Salonia – su un gruppo di pazienti con disfunzione erettile, ma non in terapia, spronandoli a misurarsi con se stessi e a quantificare i passi fatti nell’arco di tre mesi consecutivi. Non abbiamo prescritto alcun farmaco, ma abbiamo consigliato di utilizzare la app, con la raccomandazione di aumentare quanto più possibile il numero di passi quotidiani per superare la soglia dei diecimila passi al giorno».